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Ultimamente si parla molto di sistemi operativi per device “mobile”, ed oltre ad aver toccato con mano la vitalità dei progetti Android in questo settore con i nostri smartphones, è impossibile non aver notato la comparsa sul mercato del mondo Chrome: ChromeOS (dal progetto ChromiumOS) è il nuovo sistema operativo con cui Google equipaggia i propri “Chromebooks”.

Chiaramente non potevamo esimerci dal provare questa novità, ma certamente non siamo abbastanza Google fanboys da correre a comprare un Chromebook;
quindi ci siamo armati della consueta s.Pazienza, di un buon PC (recente Intel quad core, s.o. 64 bit, 4Gb di RAM), una connessione ADSL performante e – seguendo le istruzioni sul sito del progetto – ci siamo compilati di sana pianta una bella immagine di ChromiumOS per testarlo in ambiente VirtualBox (Open Source Edition).

(ATTENZIONE: a chi volesse sperimentare la procedura consigliamo vivamente di leggere tutta la documentazione prima di iniziare: in particolare per creare l’immagine disco .vdi per virtualbox è necessario avere dimestichezza con chroot ed emerge in quanto questa ultima parte non è ancora pienamente supportata).

Dopo qualche ora di download e compilazione (in gran parte automatizzati dagli scripts di sviluppo gentilmente messi a disposizione dai developers), ecco la nostra immagine disco chromiumos_virtualbox.vdi pronta per essere avviata!

L’impressione iniziale è abbastanza strana, ci logghiamo infatti nel sistema con il nostro account google (in alternativa possiamo loggarci come ospite ma non possiamo salvare applicazioni e altri dati).
Il sistema operativo si presenta a tutti gli effetti come un browser chrome, ci fa navigare in internet ed ogni applicazione gira a tutti gli effetti come una “browser app”.

Dopo qualche minuto di utilizzo abbiamo quasi esaurito l’esplorazione di questo sistema operativo molto minimale e molto (solo?) web-oriented, che a dire la verità non ci ha troppo stimolato la fantasia…
Come ultimo sfizio premiamo la combinazione ctrl+alt+T ed accediamo all shell di chromium (attiva perchè abbiamo compilato una versione developer) che svela una struttura del filesystem abbastanza familiare…

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Carissimo Cliente, Gentile Lettore,

comunichiamo che mancano ormai solo 3 mesi per attivare la casella PEC; infatti entro il 29/11/2011, è obbligatorio, come previsto dalla Legge n.2/2009 comunicare al registro imprese della C.C.I.A.A. il proprio indirizzo di casella PEC (Posta Elettronica Certificata).

Il decreto stabilisce (art. 16) :

  1. che le imprese devono comunicare il proprio indirizzo PEC all’atto della loro costituzione;
  2. che, entro 3 anni dall’entrata in vigore del decreto, le imprese già costituite devono comunicare il proprio indirizzo PEC al registro delle imprese;
  3. che i professionisti iscritti in albi ed elenchi costituiti con leggi di stato devono comunicare ai propri ordini il proprio indirizzo PEC entro 1 anno dall’entrata in vigore del decreto.

A seguito dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni stabilite dall’art. 25 della Legge 183/2010, i datori di lavoro pubblici e privati hanno tempo fino al 13 settembre 2011 per attivare le nuove procedure di ricezione telematica dei certificati medici dei propri lavoratori dipendenti, dotandosi di una casella PEC.

Neotek, ti consente di registrare caselle PEC per la tua azienda in modo semplice e veloce, garantendole un servizio completo e professionale.

Forse se ne è parlato troppo poco, o forse chi lo ha letto non è stato in grado di dargli il giusto peso, di certo stiamo parlando di un attacco con probabile fuga di informazioni ad uno dei maggiori gestori di sicurezza tramite token. RSA SecurID è quello che molti di noi usano tutti i giorni per accedere ai conti correnti online e per fare le transazioni. Adesso l’azienda ha spiegato come si è verificato l’attacco e come è quindi stato possibile arrivare ad installare delle backdoor su alcuni PC dell’azienda, creando di fatto una breccia che ha portato alla trasmissione via FTP di moltissimi dati. Di quali dati si tratti però l’azienda non parla, e questo certo non è rassicurante.

La dinamica dell’attacco: c’è stata una mini-campagna di phishing concentrata su due piccoli gruppi di impiegati dal basso livello di sicurezza: le email spedite agli impiegati contenevano un allegato malevolo in Excel, pensato per sfruttare una vulnerabilità di Adobe Flash – ora corretta – con un exploit zero-day e la conseguente installazione di un malware con funzionalità backdoor.

Forse, come concetto di base, più che sui firewall e sull’hardware si dovrebbe investire in formazione

Comunque è chiaro che la gravità della cosa sta nel fatto che qualcuno ha messo le mani nel mazzo delle chiavi; chiavi, che potenzialmente permettono di accedere a molti servizi tra cui quelli bancari e tanti altri, ma attendiamo le prossime notizia e speriamo che siano più rassicuranti.

…veder rubare in in casa dello sceriffo fa sempre un certo effetto.

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Il procedimento di stampa delle stampanti laser è di tipo indiretto. Il tamburo, sensibile alla luce carica i 4 toner del nero e dei colori fondamentali. Li trasferisce in sequenza, ad una cinghia di gomma, che a sua volta trasferisce l’immagine al foglio di carta in un solo passaggio. Alla fine del percorso del foglio di carta, i rulli fusori “fissano” il toner alla superficie del foglio.

Il developer o cinghia di trasferimento è costituito da sabbia quarzifera o polvere ferrosa rivestita da uno strato di materiale plastico, insomma un nastro flessibile metallizzato.  In sostanza il developer è una vera e propria cinghia di trasferimento un po’ come un nastro che porta la polvere dei toner e che lo scarica sulla superficie del tamburo. Attraverso l’at­trito, toner e developer si caricano: il toner negativamente e il developer positiva­mente. Ma il tamburo ha una carica più forte del developer, quin­di attira il toner che resta attaccato definendo l’immagine (immagine latente). Il toner che costituisce l’immagine latente è quindi uno strato di polvere sul tamburo che viene poi trasferita sul foglio e fissata dai rulli di fusione attraverso il calore. Infatti il toner è composto da re­sine termoplastiche, ov­vero deformabili per effetto del calore, e che quindi si fissano sul foglio.

 

 stampa laser

Neotek WebScroller 10 è la soluzione pratica ed economica per la visualizzazione di risultati sportivi in sale scommesse, ricevitorie e bar.Neotek Webscroller 10: visualizzazione risultati sportivi per sale scommesse, ricevitorie, bar

Sul monitor che viene fornito scorrono le pagine web preferite con i risultati delle partite, delle estrazioni, dei concorsi in tempo reale.

Il servizio è semplice poiché non richiede l’installazione da parte di un tecnico né una difficile configurazione: è sufficiente attaccare la spina e scegliere quali pagine internet visualizzare.

I vantaggi chiave di Neotek WebScroller 10:

  • Totalmente controllabile da web
  • Installazione dei monitor in orizzontale o verticale
  • Visualizzazione dei siti in modalità FullScreen
  • Fornitura di hardware dedicato a noleggio
  • Nessun investimento iniziale
  • Nessun costo di manutenzione

Contattaci via telefono (055 5047086) o email (info@neotekonline.it) per avere maggiori informazioni sul servizio o per prendere appuntamento per una dimostrazione pratica.

Sempre più spesso la nostra esperienza professionale ci porta a registrare situazioni di degrado o peggioramento delle prestazioni di reti wi-fi preesistenti. In pratica veniamo chiamati perché pare che qualcosa non funzioni più a dovere, ma spesso le soprese non mancano e si scopre che si sono aggiunte delle interferenze che disturbano la rete wireless.

Vediamo quali sono i più comuni nemici delle reti wireless sia domestiche che aziendali:

Pareti portanti
Sono le mura + spesse e quindi le più difficili da passare per le onde radio, e se poi parliamo di mura in cemento armato la schermatura diventa molto forte e la perdita di segnale sarà sicuramente notevole.

Strutture in metallo
Armadi, mobili, scaffalature, qualsiasi struttura in metallo è un grande nemico del wi-fi. Infatti le maglie metalliche sono in gradi di bloccare anche completamente le onde radio.

Forni a microonde
Oltre agli ostacoli, che deviano o ostacolano le reti wireless, la portata delle reti wi-fi può essere ridotta da interferenze radio. Un esempio su tutti: i forni a microonde che operano su frequenze intorno ai 2,4 GHz

Telefoni cordless
I classici telefono DECT cordless lavorano a 2,4 GHz o a 5GHz, se occupano lo stesso spettro della WLAN sono in grado di compromettere la funzionalità della rete wi-fi, che a sua volta disturberà quella del telefono senza fili.

Impianti antifurto
Quando questi sistemi usano sensori wireless che comunicano con la centralina tramite onde radio ci possono essere interferenze e di conseguenza disturbi reciproci tra le due reti.

Ripetitori segnali video
Anche in questo caso siamo in presenza di trasmissioni radio con frequenze 2,4 GHz il che potrebbe generare disturbi al WLAN.

Sistemi home theater con casse wireless
A nessuno piacciono i fili degli speaker che attraversano il salotto, o la stanza dell’ufficio e quindi sempre più spesso vengono adottati sistemi wireless, che in presenza di rete Wi-Fi potrebbero dare problemi i a sua volta l’audio potrebbe risultare assi disturbato.

Apparecchi bluetooth
Anche se sfrutta una tecnologia differente per la trasmissione dei dati anche il bluetooth opera nelle bande dei 2,4 GHz e quindi costituisce un potenziale disturbo per a rete wireless locale.

Mouse e tastiere wireless
E’ vero che in questo caso la trasmissione radio ha un raggio d’azione molto limitato, ma è vero anche che si trovano nelle immediate vicinanze del nostro PC e della scheda Wireless e quindi sono particolarmente insidiosi.

Controller di gioco wireless
Joypad, joystick, volanti, controller di tutti i tipi e per tutte le consolle orma utilizzano la tecnologia senza fili per aumentare la piacevolezza e la libertà di gioco. Purtroppo anche in questo caso sono potenziali fonti di interferenze sia che utilkizzino il bluetooth, sia che utilizzino altre tecnologie proprietarie.

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Chiunque sia abituato ad utilizzare un sito web come parte integrante dei processi aziendali e lavorativi si sarà certamente accorto che negli ultimi anni i social networks hanno sempre più assunto un ruolo di primo piano nella costruzione delle connessioni e nella manutenzione dei rapporti verso il proprio bacino di utenti.
Spesso, tuttavia, quello che manca è proprio un approccio professionale a questi nuovi canali di comunicazione: per molti non è chiaro come essi possano integrare ed estendere l’immagine coordinata dell’azienda, e quale possa essere l’effettivo ritorno su questo tipo di investimento.

Da oggi è possibile visitare le pagine di Neotek su alcuni social networks, sui quali distribuiamo sia i contenuti questo blog che i nostri “Tweets”:

Chi fosse interessato a consulenze e servizi professionali per il social networking aziendale può contattarci visitando questa pagina.

Quando andiamo a scegliere una stampante da acquistare spesso una discriminante tra le varie fasce di prezzo è data dai linguaggi supportati dalla stampante stessa.

Cerchiamo di capire come e perché una caratteristica del genere possa influire anche sul prezzo.

Si tratta in realtà di linguaggi di descrizione di pagina, nati per descrivere la composizione, l’impaginazione e il contenuto di una pagina da stampare.

PCL (Printer Control Language)
Il linguaggio di stampa PCL è un linguaggio di descrizione di pagina sviluppato da Hewlett-Packard ed usato per le proprie stampanti. Poi, lo hanno utilizzato anche altri produttori. I comandi PCL necessari per generare la pagina da stampare sono inviati dai driver della stampante oppure dall’applicazione stessa (ovvero il programma in uso). 
Un driver PCL viene usato per la maggior parte delle applicazioni d’ufficio, come Word, Excel, ecc. Nella stampa di testo e per la grafica semplice, PCL rende una stampa più veloce del PostScript (dimensioni ridotte e che necessitano di meno memoria nelle stampanti).
Il punto debole del PCL è la stampa di immagini complesse in formato PostScript, come per esempio la stampa da applicazioni di grafica (tipo Photoshop) o di grafica vettoriale (tipo Coreldraw).
La versione 6 del linguaggio PCL si differenzia molto dalla versione 5 e molte applicazioni di nicchia o datate potrebbero avere dei problemi di stampa e spesso risulta utile utilizzare la versione PCL 5 oppure provare un driver PostScript. 

Post Script (Printer Control Language)
Il linguaggio di stampa PostScript è un linguaggio di descrizione di pagina sviluppato in origine da Adobe ed usato per la descrizione di pagine ed immagini per la stampa. Il linguaggio PostScript è un linguaggio completo che permette di generare un file postscript (file di testo) che permette di trasferire e stampare le informazioni, senza perdita di qualità. Il Post Script è caratterizzato dal fatto che la pagina viene descritta attraverso appositi caratteri, vere e proprie frasi nelle quali vengono racchiuse informazioni quali il tipo di carattere utilizzato, la sua dimensione, la presenza di immagini e la loro posizione sul foglio, etc. Senza tale linguaggio la stampante riprodurrebbe quanto vediamo a video con la stessa limitata risoluzione e quindi con scalinature, spigoli e così via; in pratica la stampante agisce autonomamente sulla base delle informazioni ricevute e sfrutta al meglio le sue caratteristiche per produrre un documento con la maggiore qualità possibile.
In genere si utilizza un driver PostScript per le applicazioni di grafica, per esempio le suite Adobe o anche negli ambienti Macintosh. Per questo tipo di stampa, il driver PostScript può essere più veloce del driver PCL. Inoltre, il driver PostScript offre una qualità superiore e la possibilità di stampare a risoluzioni elevate sulle stampanti supportate.
Il lato negativo del PostScript è la quantità di memoria utilizzata per gli ordini di stampa, che può essere di molto superiore al PCL.

GDI (Graphics Device Interface)
Alternativa economica al Post Script e al PCL. In pratica il nostro PC è il principale ed unico gestore del processo di stampa e di formazione dell’immagine che viene direttamente inviata alla stampante; questo riduce sensibilmente il costo delle periferiche dato che sono prive di CPU, oppure ne utilizzano di poco potenti, ed inoltre non dispongono, in genere, di memoria interna.

postscript

Windows 7 ha il supporto nativo per la masterizzazione delle immagini ISO.

Basta solo fare doppio click sull’immagine ISO nel vostro computer.

Questo aprirà l’applicazione di masterizzazione integrata (come da figura qui sotto) che vi permette di avviare la masterizzazione e vedere lo stato di avanzamento del processo.

Spuntando la casellina in fondo, è possibile fare una verifica alla fine della masterizzazione. Veramente molto semplice e funzionale.

Neotek - Firenze: backup, recupero dati, business continuity.